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"Nella loggia l'Orsino, se di lui si tratta, si presenta curiosamente seduto su di una botte di vino, con una falcetto nella mano sinistra e una bisaccia legata al suo grosso cinturone. Lo sguardo ironico e audace permette già di intuire che ci troviamo di fronte a un uomo spreguidicato, che con la sua intelligenza e con la sfrontezza tipica dei capitani di ventura, ha saputo ben conciliare lo spirito imprenditoriale, messo alla prova nella gestione delle miniere di vetriolo e dei diversi possedimenti di famiglia, con i compiti imposti dal suo ruolo di condottiero. Le vesti dimesse con cui si é fatto ritrarre, quasi fossero da contadino e non da nobile romano, sembrano avvolare la volontà di Virginio di mostrarsi in veste da riposo e non di combattente. In particulare, la sua mano pare voler dire all'osservatore tutte le imprese che possano essere state, in quel momento, fonte di meritata pausa. Il possibile ritratto sembra vicino a un'allegoria della stagione autunnale, una sorta di autunno della vita, momento in cui l'uomo maturo ha già realizzato buona parte della sua attività." (tratto da "L'iconografia della loggia Orsini: una celebrazione delle gesta del Capitano Gentil Virginio di Viviana Normando in "Il Palazzo Baronale Orsini di anguillara Sabazia a cura di Almamaria Tantillo, 2000 Adnkronos Libri)
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